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Master

Master internazionale di II livello in
Standards for museum education (60 CFU)

L’esigenza di istituire un master internazionale sugli standard museali in ambito educativo è scaturita da varie considerazioni:

  • photo-1469510038946-6bf892bbe9d6il museo è sempre più considerato come uno strumento educativo di particolare interesse, non solo per il pubblico d’élite che lo frequenta tradizionalmente, ma anche per le categorie di visitatori che ne sono ancora esclusi. In Francia, ad esempio, il museo viene utilizzato con regolarità per sviluppare il senso di appartenenza nelle azioni di recupero dei giovani delinquenti, per contrastare l’analfabetismo di ritorno, per integrare in modo sistematico l’offerta formativa della scuola nelle ZEP (zones d’éducation prioritaires). Per raggiungere questi obiettivi, è però necessario formare mediatori che possano capire i problemi sociali sui quali il museo può intervenire e progettare attività innovative in grado di suscitare interesse nelle varie categorie di non visitatori. Inoltre si avverte con forza l’esigenza di rinnovare l’offerta didattica tradizionale dei musei, di renderla più dinamica ed interattiva, anche utilizzando, quando se ne ravvisi la necessità, l’ausilio delle nuove tecnologie. Perché l’innovazione possa realmente aver luogo, è indispensabile lo scambio ed il confronto con realtà diverse a livello internazionale;

  • il museo è chiamato a svolgere quattro funzioni fondamentali: la funzione espositiva, la funzione conservativa, la funzione di ricerca, la funzione di mediazione con il pubblico. Nei primi tre casi la collaborazione internazionale è una realtà che si è già affermata e che è, anche se spesso implicitamente, regolata da standard internazionali. La funzione espositiva è sempre più spesso assicurata da studi e consorzi internazionali; gli esperti della funz ione conservativa sono professionisti che svolgono il loro lavoro a livello internazionale; come dimostrano ampiamente i cataloghi delle mostre temporanee, la ricerca si avvale di scambi continui tra esperti di paesi diversi. Rispetto a questo quadro, tendenzialmente dinamico, la funzione di mediazione culturale resta ancora prevalentemente ancorata a modelli nazionali se non addirittura locali. Le esigenze sempre più complesse del pubblico richiedono invece scambi più intensi e regolari tra professionisti di nazionalità diversa;

  • se lo studio classico sul pubblico dei musei condotto da Bourdieu Darbel (1969) nacque da una collaborazione internazionale, le indagini organizzate oggi nei vari Paesi tendono a presentare una realtà piuttosto frammentaria. Sarebbe dunque importante sviluppare strumenti e dispositivi di ricerca sul campo che, opportunamente tarati, possano essere utilizzati in paesi diversi, in modo da favorire il confronto internazionale dei dati ed animare una discussione effettivamente transnazionale. Se si pensa all’entità del turismo culturale e quindi alla necessità che i musei hanno di accogliere visitatori stranieri, ci si rende facilmente conto dell’importanza – anche economica – che studi internazionali sui pubblici potrebbero rivestire per migliorare e rendere più efficace l’offerta di mediazione culturale;

  • per ampliare il quadro di riferimento nel settore della mediazione culturale nei musei è necessario creare una cultura internazionale comune, sia attraverso la messa a punto di un linguaggio condiviso, sia attraverso la definizione di standard grazie ai quali confrontare attività organizzate in strutture e paesi diversi.